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Garlasco, il buco nero delle prove scientifiche: i documenti dei Ris mai arrivati in tribunale

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Il caso Garlasco si riapre anche sul lavoro dei Ris: quattro faldoni, 359 documenti, analisi incomplete e materiali mai consegnati alla difesa di Alberto Stasi. Le nuove carte della Procura di Pavia sollevano interrogativi sulla gestione delle prove scientifiche.

Sembra esserci un buco nero nelle prove scientifiche di Garlasco. E 19 anni dopo la Procura di Pavia ha deciso di entrarci. Perché i laboratori (ma soprattutto gli archivi) del Ris sembrano aver trattenuto più di quanto sia arrivato nelle aule del tribunale.

Un imbuto al contrario: dentro è entrato un patrimonio di dati, fotografie e analisi; dall’altra parte è uscito soltanto ciò che i camici con le stellette, all’epoca, ritennero di far conoscere. Fotografie non recuperate, dati prodotti dagli strumenti ma non tutti allegati alle relazioni, campioni conservati solo per eventuali futuri controlli e altri distrutti in anticipo, una nota tecnica che arriva a registrare una «possibile commistione» tra campioni.

Questa volta sotto la lente di chi indaga c’è il lavoro del Ris. Un’inchiesta nell’inchiesta. Che parte da un documento del gennaio 2026: una certificazione che gli atti e la documentazione richiesti dalla difesa di Alberto Stasi erano stati depositati dal reparto alla Procura di Pavia il 6 novembre

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