
di Redazione online
Crimini contro l’umanità, genocidio, tortura sono alcune delle fattispecie di competernza della Corte. Che giudica individui, non i governi. Ma Usa, Russia e Israele non ne riconoscono i poteri
Le radici affondano addirittura fino alla fine della Seconda guerra mondiale e al processo di Norimberga ma la Corte Penale internazionale, così come la conosciamo oggi, ha preso forma con lo Statuto di Roma sottoscritto nel 1998 e a cui aderiscono attualmente 125 Paesi. Il tribunale nato per giudicare i crimini contro l’umanità ha sede all’Aja, in Olanda ed è stato ripetutamente preso di mira dall’amministrazione Trump, l’ultima volta oggi, dopo l’assegnazione del Nobel per la pace alla giudice Navi Pichay.
La Corte Penale internazionale (Cpi) giudica i crimini commessi da singoli individui. Non pouò dunque sanzionare «in toto» singoli governi o Stati. I reati di cui si occupa sono genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità. La base giuridica per accertare queste fattispecie è costituita dalla Convenzione di Ginevra del 1949; questa considera violazioni contro la dignità umana omicidi, tortura, deportazioni, trattamenti capaci di infliggere sofferenze sia fisiche che psicologiche (ad esempio stupri o impiego di armi chimiche e biologiche). Ricadono nelle competenze




