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Come la Commissione Ue smentì sé stessa sul passaggio ai motori elettrici

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di Luca Angelini

Un’inchiesta giornalistica rivela come Bruxelles abbia ceduto alle pressioni di case automobilistiche e governi sovranisti. Cosa succede ora all’obiettivo delle emissioni zero fissato per il 2035?

In questi giorni si fa un gran parlare di gasolio e benzina, con contorno di tetti, sconti e accise, e meno di veicoli elettrici. A dare una scossa è un’esclusiva di Politico Europe: Jordyn Dahl, grazie a una richiesta di accesso agli atti fatta dall’Ong Aria, che si occupa di indagini sul clima, ha messo le mani su un documento che dimostra come la Commissione europea abbia ignorato un proprio parere interno che consigliava di mantenere la tabella di marcia verso il divieto Ue ai motori a combustione interna. E ha invece ceduto alle pressioni delle case automobilistiche e dei governi di alcuni Paesi membri per ammorbidire le norme.

La questione è quella della famosa (famigerata, secondo i critici) data del 2035 come anno di stop alla produzione di nuovi motori a combustione interna. Più nello specifico, la norma – approvata nel 2023 come uno dei pilastri del Green Deal – prevedeva una riduzione del 100% delle emissioni allo scarico delle nuove auto entro il 2035. Una revisione

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