
di Martina Zambon e Silvia Madiotto
Il presidente del Veneto: «Il caso di Vicenza conferma l’emergenza. Dobbiamo bloccare i social network sotto una certa età perché non c’è la maturità sufficiente per affrontare un mondo non filtrato»
Dopo i fatti di Vicenza, il caos provocato dalla sfida social indetta dal tiktoker «Ilvucumprà» denunciato dal sindaco Giacomo Possamai (Pd), il governatore Alberto Stefani sceglie di sottrarsi alla polarizzazione politica di questi giorni con il centrodestra contro l’amministrazione di centrosinistra della città. Le cause, e Stefani ha fatto della regolamentazione dei social network per i minori una crociata, sono da ricercarsi proprio lì, sui famigerati social.
«Il caso di Vicenza conferma l’emergenza. Oggi dobbiamo bloccare i social network sotto una certa età perché non c’è la maturità sufficiente per affrontare un mondo non filtrato in cui continuano a moltiplicarsi episodi di emulazione di atti violenti, perché di questo parliamo. In piazza a Vicenza, c’erano ragazzi che emulavano un tiktoker e altri atti violenti che vedono nell’inciviltà e nel danneggiamento un modo per esporsi, per avere like e interazioni. C’erano bambini di 11, 12 anni, in alcuni casi accompagnati persino dai genitori…». I correttivi sono multipli secondo il presidente della




