
di Emanuele Buzzi e Maria Teresa Meli
Il capo del M5S: lei indisponibile a una soluzione diversa dalle primarie, allora che si facciano in fretta. La carta del sindaco di Roma Gualtieri
«Io il Gianni Letta di Gualtieri? No, piuttosto il Fazzolari»: Claudio Mancini, che del sindaco di Roma è il braccio destro e sinistro, passeggia per il Transatlantico di Montecitorio e non si nega ai cronisti. Anzi li avvicina.
Il fatto che quello di Roberto Gualtieri sia uscito come il terzo nome proposto da Giuseppe Conte a Elly Schlein in un incontro tra i due nei primi giorni della settimana scorsa, non lo induce a mettersi in modalità «non vi dico niente». Dispensa parole, commenti e consigli. Si prende a uno a uno i deputati del Partito democratico lì presenti. Una «campagna elettorale» in pieno stile, tutti ne studiano le mosse. I più, però, fanno finta di niente per non urtare Schlein, qualche altro fa notare che Gualtieri ha scritto al Giornale per ribadire che la sua unica candidatura è quella a sindaco di Roma per un secondo mandato.
In un angolo Bonelli e Fratoianni ragionano con qualche compagno di partito: «Le primarie, checché se ne



