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Piloti e team di F.1 devono pagare le tasse in Italia? La polemica di Bottas e la risposta dell’esperto

Luca Del Federico, commercialista ed esperto di diritto tributario sportivo, chiarisce alcune questioni fiscali dopo le dichiarazioni del pilota della Cadillac

Marco Iaria

Giornalista

6 ottobre (modifica alle 18:57) – MILANO

“Non so se avete sentito parlare delle tasse italiane… Nessun pilota vuole realmente correre in Italia a causa di quello che è successo lì”. Hanno fatto rumore le parole pronunciate qualche giorno fa da Valtteri Bottas, a proposito dell’ipotesi che Imola sostituisca una delle tappe del Golfo a fine stagione a causa del conflitto in Medio Oriente, sebbene la Formula 1 abbia al momento confermato sia il GP del Qatar sia quello di Abu Dhabi. Bottas fa riferimento agli accertamenti avviati dall’Agenzia delle Entrate per il mancato pagamento delle imposte da parte delle scuderie straniere sui compensi percepiti dai piloti per l’attività svolta durante le gare italiane negli ultimi anni. L’attività, condotta con il supporto della Guardia di Finanza di Bologna, avrebbe portato al recupero di quasi 100 milioni di euro. Il caso è circoscritto ai team non residenti in Italia, quindi non alla Ferrari. Secondo il Fisco, i piloti devono essere considerati lavoratori autonomi

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