
Dal 6 ottobre all’11 aprile, il Museo di Roma a Palazzo Braschi accoglie oltre 140 opere e materiali della Nakamura Keith Haring Collection, insieme a prestiti pubblici e privati
Corrono, ballano, si abbracciano. Alzano le braccia, saltano ed esplodono di pura energia. Bastano pochissime linee e quei piccoli corpi senza volto diventano immediatamente riconoscibili: sono gli iconici omini stilizzati di Keith Haring, un alfabeto visivo nato nella New York degli anni Ottanta e diventato uno dei linguaggi più celebri dell’arte contemporanea. Dal 6 ottobre all’11 aprile 2027, il Museo di Roma a Palazzo Braschi accoglie oltre 140 opere e materiali della Nakamura Keith Haring Collection, insieme a prestiti pubblici e privati. La mostra, curata da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, ripercorre la produzione dell’artista dai primi lavori newyorkesi ai Subway Drawings, dai poster politici alle sculture e alle opere degli ultimi anni. «Volevamo dare un po’ l’idea di quello che è il percorso e il linguaggio di Haring, senza tematizzarlo particolarmente», spiega Miarelli Mariani.
Tra le opere esposte per la prima volta c’è anche un lungo dipinto su lamiera realizzato nel 1984 lungo la FDR Drive di Manhattan. «Sembrava perduto, invece viene qui




