di Alberto Brambilla
I numeri sono in linea con il passato, ma servono misure per mantenere in equilibrio il rapporto tra i lavoratori e i titolari di rendita. Qualche suggerimento
Una delle maggiori preoccupazioni legate all’invecchiamento della popolazione riguarda il welfare in generale e il sistema pensionistico in particolare. Da più parti, spesso anche istituzionali, vengono lanciati allarmi del tipo: tra dieci/vent’anni avremo una «valanga» di pensionamenti e il numero dei titolari di una rendita previdenziale aumenterà enormemente. Qualcuno addirittura indica che, intorno al 2045, avremo un pensionato per ogni lavoratore attivo per cui il sistema diventerà insostenibile e i giovani non avranno più la pensione. Si tratta di uno scenario possibile e se sì in quale misura? E l’intero schieramento politico e sociale è pronto a passare dagli allarmi alle soluzioni? Indubbiamente in questi ultimi 80 anni la popolazione mondiale è passata dai circa due miliardi del 1945 agli attuali 8,25 miliardi: un aumento definito «abnorme» dai demografi e responsabile in buona parte dei problemi del pianeta. Nello stesso periodo l’aspettativa di vita media è enormemente aumentata: nel 1945 nel mondo era di 45,5 anni e in Italia di 59/60 anni; oggi nel mondo siamo a




