
di Francesca Basso
Dal Green deal ai migranti fino alla difesa, i dossier appesi a Spagna, Francia e Polonia
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BRUXELLES Le istituzioni Ue e le capitali speravano di arrivare a fine anno senza scossoni elettorali per concentrarsi sui dossier più importanti, a partire dal negoziato sul prossimo bilancio Ue 2028-2034. Le elezioni anticipate indette dal premier spagnolo Pedro Sánchez sparigliano le carte e anticipano l’incertezza che Bruxelles si aspettava dal prossimo anno, con Francia, Polonia e Italia che andranno alle urne insieme ad altri Paesi Ue. Una svolta a destra (soprattutto estrema destra) di Madrid e Parigi potrebbe avere conseguenze sul progetto europeo.
Se Sánchez perdesse le elezioni (ma non è detto perché in passato è stato capace di grandi rimonte) significherebbe che al tavolo del Consiglio europeo non siederebbe più un leader socialista di un Paese di grandi dimensioni. Certo, c’è il presidente António Costa. Ci sono la danese Mette Frederiksen e il premier maltese Robert Abela. Forse la svedese Magdalena Andersson. Ma non sempre in Europa uno vale uno. «Se la Spagna cade, si chiude una delle ultime esperienze di governo di centrosinistra in Europa. Se nel 2027 seguisse la Francia, l’asse




