
di Sara Gandolfi
Sorpresa nella notte: dieci punti di differenza dopo un terzo di schede scrutinate
Il Brasile ha votato. Alla chiusura di questa edizione, con il 32% dei voti scrutinati, Flávio Bolsonaro era in testa con il 51 contro il 41% di Luiz Inácio Lula da Silva. Un vantaggio che garantirebbe al candidato di destra la vittoria al primo turno per un soffio, ma restava l’incertezza per il tradizionale ritardo dello spoglio nel Nord-est, bastione della sinistra.
Oltre 158 milioni di persone erano chiamate ieri alle urne per eleggere il presidente e il vice presidente del Gigante sudamericano; tutti i governatori e i vice dei 26 stati più il distretto federale; un terzo degli 81 senatori e tutti i 513 deputati. Mega-elezioni all’ombra degli Stati Uniti (la Polizia brasiliana ha già aperto un’indagine su possibili interferenze) che, stando ai sondaggi della vigilia, si sono chiuse con un testa a testa fra i due rivali: il presidente uscente Lula del Partito dei Lavoratori (Pt), 80 anni, in cerca di un quarto mandato, e Bolsonaro jr del Partito Liberale, 45 anni, in cerca di una rivincita in nome di suo padre Jair, l’ex presidente sconfitto per meno di




