
di Sara Gandolfi
Cosa c’è dietro il «no» del leader della destra separatista catalana ai decreti sulla casa? Martedì i giudici decideranno se la legge sull’amnistia si applica anche al suo caso. E lui pensa già alle prossime elezioni
Carles Puigdemont, l’uomo che ancora una volta ha rotto le uova nel paniere della politica spagnola, non parla. Anche ieri, il suo staff ha gentilmente lasciato cadere nel vuoto la richiesta di intervista del Corriere con cui avrebbe potuto spiegare il gran rifiuto del suo partito, Junts de Catalunya, determinante nel far cadere, al Congresso dei deputati, la «legge Maricarmen». Vedremo se, dopo il tanto atteso verdetto della Corte costituzionale, al leader della destra separatista catalana tornerà la voglia di esporsi.
Si apre martedì la sessione plenaria che deciderà il destino di Puigdemont: i giudici dovranno stabilire in via definitiva se la legge sull’amnistia si applichi anche al suo caso, ossia per il reato di appropriazione indebita di fondi pubblici avvenuto nel corso del processo separatista del 2017, che si concluse con la sua fuga in Belgio prima che potesse essere processato e condannato. Una sentenza favorevole annullerebbe il mandato di arresto nei confronti dell’ex presidente della Comunitat




