
Nascere a Belluno oppure a Mantova può fare una differenza di quasi 500 euro al mese nel bilancio di una famiglia. Non perché cambi il reddito dei genitori, né necessariamente perché un bambino riceva un servizio educativo migliore, ma semplicemente perché cambiano le tariffe stabilite dalle amministrazioni comunali. Per un nucleo familiare con un Isee di riferimento di 15mila euro, infatti, mandare un figlio al nido può comportare una spesa mensile di 553 euro a Belluno contro appena 60 euro a Mantova, una distanza che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione quanto sia ancora frammentato il sistema italiano dei servizi per la prima infanzia.
E il problema non riguarda soltanto le famiglie economicamente più fragili, perché salendo a un Isee di 25mila euro il divario diventa altrettanto evidente, con città nelle quali la spesa complessiva supera i 600 euro mensili e altre dove rimane vicina ai 100. Una situazione particolarmente significativa in un Paese che nel 2025 ha registrato appena 355mila nascite e un numero medio di 1,14 figli per donna, secondo le ultime stime Istat, mentre il dibattito sul sostegno alla genitorialità continua a confrontarsi con le difficoltà quotidiane di chi deve conciliare lavoro, famiglia e disponibilità economiche.
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