
di Guido Olimpio
L’arrivo della Roosevelt è previsto nella prima metà di novembre. Gli episodi del volo FlyDubai e del fallito attentato alla base Raf potrebbero essere usati come giustificazione per la ripresa dei raid
Una terza portaerei americana ha intrapreso la rotta verso il Golfo Persico, al suo seguito altre navi e marines. Un movimento che potrebbe essere legato ad una nuova offensiva contro l’Iran dopo le elezioni di mid-term. Ma anche essere una mossa tattica in un’estenuante guerra di propaganda.
Task force
La Roosevelt ha lasciato il porto di San Diego con l’ordine di raggiungere l’area di operazioni e il suo arrivo è previsto nella prima metà di novembre. Ma è una tabella di marcia indicativa. Una volta nel quadrante può dare il cambio a una delle portaerei già presenti, la Washington e la Bush, oppure incrementare il dispositivo portandolo ad oltre 50 mila uomini. Infatti, è previsto il trasferimento del «gruppo anfibio» Makin Island, con a bordo circa 4 mila marines, che si unirà al Boxer Group, con numeri analoghi.
Il piano è di mettere a disposizione della Casa Bianca una serie di opzioni da attuare nel caso Trump decida la ripresa del




