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Mélenchon soffia sul fuoco della rivoluzione popolare: «Difendiamo gli studenti»

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di Stefano Montefiori

Il leader insoumis guarda ai voti dei giovani per la presidenza. Macron ha richiamato tutti i politici a non giustificare o incoraggiare la violenza

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE 
PARIGI Nel cortile del Senato alcuni parlamentari della France insoumise fanno capannello attorno al loro leader, Jean-Luc Mélenchon, che parlamentare non è perché da tempo ha altre mire: diventare presidente della Repubblica. A 75 anni, la primavera prossima, proverà per la quarta volta a conquistare l’Eliseo.

Accanto a lui nel cortile c’è Aymeric Caron, ex star dei talk show, che qualche ora prima si trovava davanti ai cassonetti della spazzatura all’entrata del liceo Jacques Decour di Parigi, poco lontano da Montmartre. Megafono in mano, Caron ha arringato i ragazzi in piedi sulle barricate: «Quello che vivete non è normale: mezzi insufficienti, professori assenti, e la vostra sorte è del tutto indifferente a quelli che ci governano. Fate bene a manifestare, e noi siamo con voi!». Ovazione dei ragazzi tra bandiere palestinesi, cartelli «Vogliamo il Bac (la maturità) non la Bac (Brigata anti-criminale)», «Lo Stato ci ignora la pressione ci divora», e anche una sciarpa del Paris Saint-Germain. Due giorni fa, davanti al liceo Paul-Eluard di Saint-Denis,

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