
di Davide Frattini
Smit Machchhar è il pilota indiano ferito dall’attentatore: prima di accasciarsi è riuscito ad aprire la porta rinforzata permettendo ai passeggeri di entrare
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Gerusalemme – Seduto rilassato sulla poltrona che non è il sedile del comandante a cui è abituato, le luci dello studio televisivo che non sono quelle della pista d’atterraggio, invitava i passeggeri a «trattare bene l’equipaggio. Donne e uomini che sono lì per aiutarvi. Possono salvarvi la vita». Un anno fa Smit Machchhar non immaginava che sarebbe toccato a lui: il capitano indiano del volo FlyDubai diretto verso Tel Aviv ha lottato contro il vice che lo colpiva con un coltello, ha cercato di fermarlo e prima di accasciarsi a terra è riuscito a sganciare il meccanismo della porta rinforzata. Dagli attentati dell’11 settembre 2001 si può aprire solo dall’interno, blinda i piloti, li separa dal resto dell’aereo.
Ultimo gesto
Con quell’ultimo gesto Smit ha permesso ai tre passeggeri israeliani di entrare dentro, fermare l’aggressore e scampare il dirottamento letale — il Boeing stava già scendendo in picchiata — che avrebbe ucciso oltre 180 persone. Al dentista improvvisatosi soccorritore d’emergenza è riuscito a dire «ho due figli, non




