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Garlasco: ecco come il «finto» sangue di Chiara Poggi sui pedali fece finire Alberto Stasi in cella

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Un dato errato comunicato agli inquirenti segnò la svolta che mise in galera Stasi per oltre 11 anni.

Nelle ultime ore, tra i sostenitori della colpevolezza di Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto del 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, il leitmotiv ricorrente è che anche se ci fossero stati errori negli esami che avevano rilevato tracce del Dna della vittima sui pedali della bicicletta di Stasi, quell’indizio non sarebbe stato centrale nelle indagini e nel processo concluso con la condanna a 16 anni dell’ex bocconiano.

Ma basta leggere il decreto di fermo a carico di Stasi emesso il 24 settembre 2007 dal pm della Procura di Vigevano Rosa Muscio per capire che la realtà è totalmente diversa.

Il peso decisivo dell’atto di accusa firmato dalla Procura

Quella sera Stasi fu fermato al termine di un drammatico interrogatorio nel corso del quale la Muscio gli contestava il fatto che sui pedali della sua bicicletta di colore bordeaux erano state rinvenute tracce del sangue di Chiara. E a quel punto, sotto gli occhi di fotografi e telecamere e attorniato da una folla che gli urlava «assassino, bastardo», Stasi fu tradotto in carcere.

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