
di Filippo Mazzarella
Cecil B. DeMille affronta il Libro dell’Esodo per raccontare la liberazione degli ebrei dalla schiavitù in Egitto e il loro viaggio verso la Terra Promessa
Il 5 ottobre 1956, a New York, debuttava I dieci comandamenti/The Ten Commandments, ultima – e non meno ambiziosa delle precedenti – impresa cinematografica di Cecil B. DeMille (da noi nelle sale solo a giugno dell’anno successivo), destinata a diventare simbolo del kolossal hollywoodiano anni Cinquanta.
Un racconto biblico trasformato in spettacolo di massa e una produzione monumentale oggi difficilmente ripetibile nella sua forma originaria, anche se il richiamo delle grandi narrazioni continua a esercitare un fascino considerevole sull’industria.
DeMille, che aveva già affrontato la vicenda nel 1923, torna al Libro dell’Esodo per raccontare la liberazione degli ebrei dalla schiavitù in Egitto e il loro viaggio verso la Terra Promessa.
Cresciuto alla corte del faraone, Mosè (Charlton Heston) scopre le proprie origini ebraiche e la missione affidatagli da Dio: condurre il suo popolo fuori dalla schiavitù.
La rivelazione lo mette in conflitto con Ramses (Yul Brynner), l’amico d’infanzia diventato sovrano, che si rifiuta di rinunciare agli schiavi. Soltanto le sette piaghe d’Egitto incrineranno la resistenza del faraone, consentendo




