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Ricerca e sviluppo, sorpresa: in Italia si investe di più e a guidare la volata sono le università (ma le piccole imprese arrancano)

di Dario Di Vico

L’incremento è maggiore nel pubblico che nel privato. Ma le Pmi rischiano di essere escluse dalla corsa all’innovazione. E il trasferimento tecnologico ancora non funziona

In una settimana caratterizzata da tensioni tra il governo Meloni e l’Istat, proprio dall’istituto centrale di statistica arriva una notizia che contiene luci e ombre ma che ci racconta come in Italia la spesa in Ricerca e sviluppo alla fine cresca. E come accanto alle imprese lieviti un inedito protagonismo delle università. È unanime nella business community il richiamo all’Italia a cambiar marcia nella ricerca, a investire sul futuro e sul capitale umano e per una volta, seppure nella misura che vedremo, si può dire che quest’appello è stato accolto. Non siamo fermi, come pure tanti temevano, ma siamo in movimento benché con asimmetrie e contraddizioni. Avremmo sicuramente bisogno di più ma, come vedremo, ci sono dei fattori strutturali che frenano.

Istituzioni in testa

Ma andiamo ai numeri nudi e crudi e cominciamo dal confronto 2024 su 2023: la spesa in R&S è cresciuta a prezzi correnti del 5,6%. L’aumento interessa tutti i settori istituzionali, con un incremento più marcato nelle università con il 13,4%. Nel settore pubblico la

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