
di Silvia M. C. Senette
L’ex assessore leghista, nel frattempo passato in Futuro Nazionale, ha raccontato a Russia 1 la sua versione per la soluzione del conflitto: «Il blocco verso Mosca è un errore strategico ed etico. Meloni? Tanta propaganda elettorale»
«Chi ha due anni, qui in Alto Adige, non sa che esistono più lingue ma le parla già: è una cosa meravigliosa. Ma negli anni Settanta facevamo la pausa ricreazione alle dieci, i compagni tedeschi dieci minuti dopo. Dopo quarant’anni è ancora così: una cosa schifosa e ridicola. Persino la Chiesa, che dovrebbe unire, fa la messa alle dieci in italiano e alle undici in tedesco quando potremmo imparare l’Ave Maria in tedesco e il Padre Nostro in italiano». A tratteggiare un Alto Adige pieno di paradossi è Massimo Bessone, 56 anni, ex assessore provinciale leghista al Patrimonio e oggi referente bolzanino di Futuro Nazionale. Lo spunto arriva da Mosca: la tv del Cremlino lo ha intercettato per un lungo reportage su come la convivenza pacifica e l’autonomia sudtirolese possano diventare un modello per pacificare il Donbass. «Un’intervista di tre ore camminando per Bressanone con tanto di troupe al seguito e colazione finale».
Bessone, com’è nata




