
di Marta Serafini
Dopo quattro attacchi missilistici non era più possibile riavviare in sicurezza il sito. Così se ne va un baluardo della resistenza
Fermare un’acciaieria significa spegnere più di un altoforno. Con lo stop di ArcelorMittal a Kryvyi Rih, l’Ucraina perde un pilastro della resistenza: produzione, salari, esportazioni, entrate fiscali. Il gruppo non può riavviare in sicurezza il sito dopo quattro attacchi missilistici russi in cinque settimane, l’ultimo il 21 settembre: cinque dipendenti uccisi e 17 feriti. La chiusura coinvolge anche le miniere e comporterà una svalutazione contabile di circa un miliardo di dollari.
«È con profondo rammarico che abbiamo concluso di non essere più in grado di gestire in sicurezza ArcelorMittal Kryvyi Rih», ha dichiarato l’amministratore delegato del gruppo in Ucraina Mauro Longobardo. Si punta a preservare le infrastrutture per poter ripartire quando tornerà la pace. Sono in gioco 12.500 dipendenti e 3.500 addetti delle imprese appaltatrici. E anche se non tutti perderanno il lavoro — l’azienda sta valutando il personale necessario per mettere in sicurezza il sito e mantenerne le funzioni essenziali — il danno è chiaro.
Dietro la decisione c’è un confronto ai massimi livelli con Kiev. Il Financial Times ha




