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Irlanda, caos spogliatoio: i calciatori votano, domani contro Israele si gioca. Ma in 4 si ribellano

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Il commissario tecnico ha messo la questione ai voti: la maggioranza dello spogliatoio ha deciso di scendere in campo, ma non tutti ci stanno. E anche il primo ministro era contrario alla partita

Un’aria così tesa del genere, in Irlanda non si respirava da tempo. E questa volta non c’entrano i rapporti complicati con gli inglesi, ma si tratta solamente di una questione calcistica. Che poi, a ben guardare, solo calcistica non è, visto il pesante sconfinamento nella politica e nella diplomazia. Ma andiamo con ordine. Da mesi l’Irlanda – sulla spinta dei propri tifosi – minacciava di boicottare la gara di Nations League (2ª giornata del gruppo 2 di League B) contro Israele. “Motivazioni umane” e “solidarietà con il popolo palestinese”, spiegavano i tanti manifestanti accorsi al raduno dei calciatori a Dublino alla vigilia della partenza per la doppia trasferta contro Kosovo e appunto Israele (con la gara in programma a Debrecen, in Ungheria). A livello politico, l’Irlanda ha fermamente condannato le operazioni militari di Israele nella Striscia di Gaza, trovando peraltro pieno supporto in una grande fetta di popolazione. “Lo sport va in difficoltà quando si scontra con la politica” aveva detto al momento del sorteggio il premier

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