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Pinocchio: e se fosse una favola (e una lezione) sulla dipendenza dal gioco d’azzardo?

di Danilo di Diodoro

Secondo alcune testimonianze il gioco d’azzardo rappresentava un problema per Collodi. Alla luce di questa lettura il Paese dei Balocchi può essere interpretato come una metafora efficace di ciò che promette all’inizio: evasione, gratificazione, eccitazione e sollievo dal disagio emotivo

Chi non vorrebbe avere un campo dei miracoli, come quello che descrive Carlo Lorenzini, meglio noto come Collodi, in Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino? Un campo dove si possono sotterrare un paio di monete d’oro per veder spuntare un albero che dà zecchini d’oro come frutti? Eppure è un tipo di fantasia che mette in luce pericolose illusioni di arricchimento rapido e senza sforzi, facilita la creduloneria verso comportamenti a rischio, svela l’illusione di poter tenere sotto controllo forze avverse e ostili o semplicemente le ferree leggi del principio di realtà. Fantasie che sono caratteristiche di chi tende a restare impigliato nella rete delle dipendenze patologiche e del gioco d’azzardo. «Alcune fonti suggeriscono che Collodi abbia attraversato periodi di difficoltà finanziarie e personali, caratterizzati da instabilità, debiti e gioco d’azzardo» dice Filippo Besana, dell’Azienda Sanitaria Socio Territoriale (Asst) Santi Paolo e Carlo di Milano, psichiatra impegnato nella gestione clinica e

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