A che punto siamo
(Gianluca Mercuri)
Domenica, alla festa dei giovani di Fratelli d’Italia, Meloni ha annunciato «una norma a breve sul numero massimo di studenti stranieri in classe», motivandola così: «I bambini italiani non possono sentirsi minoranza in classe. Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché diventati la minoranza. Non si può fare». E poi ha aggiunto che «un’altra norma introdurrà il divieto di burqa e niqab a scuola».
– L’intervento di Mattarella Il giorno dopo, inaugurando ad Amatrice l’anno scolastico, il capo dello Stato ha pronunciato parole anche loro chirurgiche, che avrebbe potuto pronunciare benissimo anche senza l’intervento meloniano del giorno prima, ma che dopo quell’intervento sono suonate inevitabilmente come una risposta meditata, un “paletto” come si dice in questio casi:
«La scuola prepara tutti, “è aperta a tutti”. Così dispone l’articolo 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale».
– Ma chi sono gli «stranieri»? La domanda che a quel punto si è imposta,




