
Il rapporto tra il volley e Pardo Mati arriva da lontano, dalla Maremma dove è cresciuto e da quelle palestre in cui, quando era ancora bambino, seguiva la sorella maggiore Tessa senza sapere che un giorno sarebbe toccato a lui stare sotto i riflettori. Oggi ha vent’anni, gioca a Modena e indossa da protagonista la maglia della Nazionale maggiore, dopo un lungo e virtuoso percorso nelle selezioni giovanili. In mezzo, però, c’è già abbastanza pallavolo per raccontare una storia che sembra essere cominciata molto prima del previsto. L’Italia ha staccato il pass per i quarti di finale degli Europei e tra gli uomini che hanno accompagnato questo cammino c’è proprio lui, un centrale che fino a pochi mesi fa pensava soprattutto a crescere, a farsi spazio, a capire cosa significasse davvero stare dentro una squadra di Superlega. Contro la Slovacchia ha messo a terra 22 palloni nella vittoria per 3-1, un numero che gli ha consegnato un posto nella storia perché nessun italiano nel suo ruolo, quello del centrale, aveva segnato così tanto in una partita dell’Europeo dal 1999, quando a riuscirci era stato Andrea Giani. Ambizioso, sì, ma ancora abbastanza giovane da sapere che una partita non può diventare




