
di Aldo Grasso
Sembra questa la «poetica» del conduttore: tutto diventa un giocattolo
“Affari tuoi” è diventato una specie di festa per bambini (Rai1).
Meglio: la conduzione di Stefano De Martino fa di tutto per infantilizzare il
pubblico. Non perché lo consideri necessariamente bamboccesco, ma perché sembra convinto che, per tenerlo incollato allo schermo, occorra riportarlo a un’età in cui bastano un pacco da aprire, una sorpresa, una canzoncina e qualcuno che faccia «Oh!» al momento giusto.
Il gioco, in fondo, è una tombola travestita da thriller economico (con soldi veri, e tanti). Si scelgono pacchi, si spera nella fortuna, si esulta per un numero, si teme il colore sbagliato. La complessa e misteriosa psicologia della trattativa con il Dottore finisce così per essere ridotta alla morfologia elementare delle fiabe: da una parte i buoni, dall’altra il cattivo, in mezzo il destino che distribuisce premi e disgrazie.
Il calcolo delle probabilità? Un dettaglio troppo adulto.Poi c’è De Martino, che sembra avere fatto della regressione un preciso linguaggio televisivo. Il cagnolino, i balletti, le mossette, le battute di Herbert Ballerina: tutto concorre a trasformare il game show in un giocattolone. Il pubblico non deve soltanto assistere:




