
Uno dei temi del festival sarà la comunicazione. Che oggi, nel settore del vino, attraversa qualche difficoltà. Ma il professor Marrone avverte: «Non bisogna ridurre tutto allo sterile dibattito del “fa bene” o “fa male”»
«Il vino è poesia imbottigliata», scriveva Robert Louis Stevenson. Nella storia, pochi alimenti si sono meritati così tanti elogi letterari quanto il vino. Poi, accanto alla celebrazione, si è imposto il gergo della degustazione: «tannico», «robusto», «austero», parole oggi un po’ consumate dall’uso. Alcuni produttori del Trentodoc segnalano un ulteriore cambio di passo nel linguaggio del vino e dello spumante. «Negli ultimi decenni siamo passati da un racconto tecnico e rivolto agli esperti a uno più semplice e diretto. Grazie a un consumatore che vuole conoscere la storia che c’è dietro ogni bottiglia, oggi si parla di territorio, sostenibilità, autenticità», osserva Francesco De Vigili dell’omonima casa spumantistica. Il vino, aggiunge, ha preso ispirazione da turismo, gastronomia, design e lifestyle: «Le parole possono avvicinare, ma è sempre la qualità del vino nel calice a fare la differenza». È una contaminazione che Camilla Lunelli, direttrice comunicazione del Gruppo Lunelli, riconosce anche nel racconto di Ferrari Trento: «Siamo passati dal concentrare l’attenzione al prodotto alla celebrazione di uno




