
“Il Frosinone rappresenta il nostro calcio meglio del Como”: dietro la battuta del ct dell’Under 21 c’è il nocciolo della questione dello sviluppo del talento. Che in casa nostra c’è, ma poi sul più bello…
“Non ho niente contro il Como, ma ho fatto il tifo per Alvini, perché il Frosinone rappresenta al meglio il nostro calcio”. La battuta di Silvio Baldini al raduno dell’Under 21 ha finito per rilanciare il dibattito sull’impiego dei calciatori italiani e – senza nulla togliere a chi si è incamminato su un sentiero diverso, per poi comunque modificarsi in corsa – ha fotografato lo stato di salute del mondo del pallone. Offrendo una diagnosi chiarissima. Con la soluzione: incentivare l’utilizzo dei ragazzi di casa nostra, non solo per collaborare alla crescita della Nazionale – dopo tre fallimenti Mondiali – ma anche per assolvere a una funzione, a un compito: non aver paura ed essere pronti a concedere la classica opportunità. Già, perché spesso la questione parte da presupposti e dati sbagliati. Non è il numero degli adolescenti che si affacciano a questo sport a essere insufficiente, perché fino a sedici-diciassette anni si lavora, si cresce, nei nostri vivai senza però avere – e qui




