
di Massimo Franco
Il responso dell’Istat sui conti pubblici ha spiazzato un po’ tutti e rischia di dare ossigeno alle forze ostili all’Europa
È probabile che pochi conoscano il significato di quel 3,1 per cento nel rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo. Tanto meno che impatto abbia sugli investimenti la procedura di infrazione per deficit eccessivo. Ma il «dispiacere» della premier Giorgia Meloni, il «rammarico» del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, leghista atipico, le bordate delle opposizioni e l’imbarazzo di alcuni esponenti della maggioranza alimentano le polemiche. Evidentemente, non ci si aspettava che l’Istat, l’Istituto di statistica, certificasse un risultato in contrasto con la narrazione del governo.
Un decimale in meno poteva essere presentato dalla maggioranza come conferma della tenuta dei conti: un dato oggettivo. Invece, promette di diventare un’arma nelle mani delle opposizioni, dimentiche degli effetti devastanti prodotti in passato dal «superbonus» edilizio di grillina memoria. Per questo serpeggia un larvato malumore contro l’Istat: dà ossigeno, si dice, alla polemica anti europea e ai populismi. Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, già minaccia uno scostamento di bilancio, a dispetto dei vincoli dell’Ue.
Fa sapere di avere bisogno di «otto miliardi di euro in




