
di Paolo Mereghetti
Il commissario creato da Simenon in una storia ambientata ai giorni nostri
Quanti sono i Maigret che conosciamo? Jean Gabin, Gino Cervi, Michel Simon, Gérard Depardieu sono i primi che tornano alla mente. Beh, da oggi bisogna aggiungere anche Denis Podalydès, e non in una posizione secondaria. La sua interpretazione del commissario parigino in Maigret, l’amore e la morte è di quelle che non si dimenticano, anche perché è ambientato ai giorni nostri.
Simenon scrisse il delizioso Maigret e i vecchi signori nel 1960 (Adelphi) ambientandolo in quell’epoca senza tempo in cui si muoveva il suo personaggio più famoso, con un occhio rivolto «al suo lontano passato, agli anni vissuti all’ombra di un castello in cui suo padre era l’intendente» e dove i nobili proprietari «gli erano apparsi esseri di un’essenza sublime».
Questa volta deve indagare sulla morte di un anziano diplomatico, ma lo «strano» amore che ha legato per cinquant’anni il morto, Armand Berthier-Lagès, alla principessa Isabelle de Vuynes (Dominique Reymond) evidentemente gli fa riaffiorare quei vecchi ricordi. Che Pascal Bonitzer, regista e sceneggiatore del film, apparentemente elimina (nessun riferimento al passato di Maigret) ma che poi lascia intuire nell’atteggiamento guardingo e diffidente con



