
di Redazione Roma
Il ministro e il sottosegretario delegato «erano parte del procedimento e per questo obbligati al rispetto del segreto di ufficio»
L’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro «consapevole della pubblicità dei lavori assembleari, non esitò a riportare al deputato Donzelli le informazioni segrete che con tanta insistenza aveva ottenuto dal capo Dap in vista della discussione che questi era in procinto di diramare in Parlamento», evidentemente ritenendo «prevalente la finalità politica dell’uso di quelle informazioni (e questo a prescindere dal fatto che l’imputato sapesse che Donzelli aveva l’intenzione di utilizzarla per ledere gli avversari di partito) e confidando sul fatto che Donzelli le avrebbe riportate in Aula in modo generico (cosa che in effetti Donzelli fece)»: è quanto scrivono i giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Roma nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 20 maggio hanno confermato la condanna a otto mesi per Andrea Delmastro accusato di rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al caso dell’anarchico Alfredo Cospito.
In primo grado Delmastro fu assolto
Il sostituto procuratore generale invece aveva sollecitato l’assoluzione con la formula «perché il fatto non costituisce reato». Richiesta di assoluzione che era stata formulata anche in primo grado,




