
di Guido Santevecchi
La settimana del vertice «cruciale» con Trump. Binocoli puntati sulla relazione tra superpotenze e anche sulla condizione fisica del presidente cinese, dopo un malessere durante la riunione Brics di New Delhi
È la settimana del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping.
Pechino ha appena confermato che il leader cinese sarà a Washington dal 23 al 25 per restituire la visita compiuta dal presidente americano lo scorso maggio. La diplomazia cinese dice di essere disposta a collaborare con gli Stati Uniti per costruire una «stabilità strategica» e «gestire le divergenze».
Molti interrogativi, al solito, sul futuro concreto della relazione Usa-Cina. Ma questa volta stanno circolando domande anche sulla salute di Xi, che a giugno ha compiuto 73 anni.
Dopo aver ridotto di molto i suoi viaggi all’estero, improvvisamente, in questa fine d’estate, l’attività diplomatica in trasferta del capo supremo del Partito-Stato cinese ha ripreso slancio. È stato in Kirghizistan, ex cortile di casa dell’impero russo; poi in Egitto per curare gli interessi di Pechino in Medio Oriente; a New Delhi per il summit dei Paesi Brics, che nella sua visione dovrebbero dare al Sud Globale una posizione centrale nella costruzione di un




