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Tetto agli stranieri, il preside di Genova: «Ma servono nuove didattiche. Si deve investire sugli insegnanti»

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di Valentina Santarpia

Il dirigente scolastico Paolo Fasce: «Quesa manovra può funzionare se facciamo politiche attivistiche«

«Una grande operazione di sinistra, sono rimasto stupito: non vedo l’ora di vedere la diffusione su tutti i territori, anche se temo sia difficilissima».

Paolo Fasce, preside dell’istituto nautico di Genova, già reggente di molti istituti comprensivi della zona, è entusiasta della proposta della premier sul tetto in classe agli stranieri.

Perché le piace?
«Perché comporterebbe una suddivisione degli oneri: oggigiorno il peso dell’inclusione è sulle fasce più povere, che si trovano a dover supportare situazioni di disagio ancora peggiori delle proprie. Spero di vedere tanti studenti stranieri che vanno ad Albaro, la Parioli di Genova».

Ma come si gestirebbero?
«Ciò che schiaccia il livello degli apprendimenti è la monocultura della lezione frontale, dove c’è chi capisce e chi non capisce: e se gli stranieri non capiscono rimangono indietro. Questa manovra invece può funzionare se facciamo didattiche attivistiche, in modo che ci siano sempre più lezioni di cooperative learning, peer to peer: lo studente deve essere attivato. Bisogna investire anche sulla formazione degli insegnanti».

Le è capitato di gestire scuole con alto tasso di stranieri?
«Sì, l’istituto comprensivo San Gottardo e

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