
di Valentina Santarpia
La preside Valeria Sentili: «In alcuni territori sarà difficile applicarlo. Bisogna trovare le regole giuste non per ghettizzare ma per accogliere»
«Il 30% del tetto c’è già, ma è di difficile applicazione. Io sono sicura che ci saranno delle deroghe alla direttiva del ministero che seguirà la legge»: Valeria Sentili, preside dell’Ic Francesca Morvillo di Tor Bella Monaca, periferia di Roma, ha qualche dubbio sulla attuabilità della proposta Meloni.
«Non è irrealizzabile, ma ci sono quartieri come il nostro dove potrebbe essere complicato: nel VI Municipio abbiamo 23 scuole ma tutti tendono a mandare i figli in quelle più vicine a casa. Nei territori dove c’è alta concentrazione di abitanti stranieri, perché le case hanno un costo più accessibile o perché c’è una comunità radicata come quella cinese a piazza Vittorio, bisognerà attrezzarsi diversamente, non si possono cacciare i bambini né spostare le famiglie. E poi ci sono stranieri e stranieri».
In che senso?
«I “Nai”, così chiamiamo a scuola i nuovi arrivati in Italia, hanno delle priorità, perché non parlano la lingua, per quelli di seconda e terza generazione bisogna fare ragionamenti diversi. I flussi migratori sono cambiati negli anni, nei primi




