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Liti, colpi, tagli radicali e una rivoluzione fallita: i 697 giorni di Giuntoli alla Juve

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Arrivato dal Napoli dopo la vittoria dello storico terzo scudetto, con il compito di “plasmare il club del futuro”, il dirigente toscano è rimasto due anni a Torino, ma non è riuscito a raggiungere il suo obiettivo: ecco quello che non ha funzionato

Nemo propheta in patria. La massima latina si addice perfettamente all’avventura di Cristiano Giuntoli alla Juventus: due stagioni e 697 giorni complessivi per il dirigente arrivato dal Napoli e juventino nell’anima, fin da quando, da bambino, “partiva da Prato e faceva otto ore di pullman per venire a vedere la Juve”. Due annate nelle quali ha alternato 3 allenatori (Allegri, Thiago Motta e Tudor), vinto una Coppa Italia, acquistato 16 calciatori e ceduto numerosissimi altri, nel nome del contenimento dei costi e del ringiovanimento. Era arrivato con l’investitura presidenziale di John Elkann, con il compito di “plasmare la Juventus del futuro”, e se ne è andato dopo un teso confronto con l’ad di Exor, con un freddo comunicato di risoluzione consensuale del contratto, a fronte di 850 mila euro di buonuscita.

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