Fermiamo le macchine prima che decidano di sterminarci: il terrore dell’Apocalisse viene cavalcato dagli stessi padroni dell’AI: Amodei (Anthropic), Altman (OpenAI), Musk. In difesa dell’AI scende in campo Trump, il classico «bacio della morte» da parte di un presidente sprofondato negli abissi dell’impopolarità. Il dibattito si politicizza: ma quanto appassiona o impaurisce davvero gli americani? E di conseguenza, quanto può incidere sulle prossime elezioni di mid-term del 3 novembre? Qui arrivano le sorprese.
L’intelligenza artificiale entra nella campagna elettorale americana con un paradosso. È al centro di investimenti giganteschi, di una competizione strategica con la Cina e di allarmi sempre più drammatici lanciati dagli stessi protagonisti dell’industria tecnologica. Ma per ora non sposta molti voti. E soprattutto non «appartiene» a nessuno dei due partiti.
È il quadro che emerge dal nuovo sondaggio New York Times-Siena University. Alla domanda su quale partito ispiri più fiducia nella gestione dell’intelligenza artificiale, il risultato è quasi una perfetta parità: 42% repubblicani, 40% democratici. È un’eccezione significativa perché, sulle altre questioni sottoposte agli intervistati, dai temi economici all’immigrazione fino alle guerre, i democratici risultano avanti nel sondaggio. Sull’AI, invece, nessuno ha conquistato un vantaggio riconoscibile.
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