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Eurofighter e soldati: la missione italiana anti Isis riconvertita in difesa dei cieli sauditi

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di Alessandra Muglia

Il generale Camporini: «Rischi maggiori rispetto al passato»

Tutta la regione della Mecca è da giorni nel mirino dei ribelli Houti, compresa la base King Fahd, sul lato occidentale del Paese, fino a poco tempo fa considerato il più sicuro. Questo presidio della Royal Saudi Air Force si trova appena fuori da Taif, la capitale estiva del regno adagiata in quota, sui fianchi dei monti Sarat, a 1.800 metri di altezza e 70 chilometri dalla città santa dell’islam. 

Ad affiancare gli stormi da combattimento della monarchia di Riad impegnati ora contro i miliziani yemeniti, da tempo sono stabili qui forze italiane e americane; la base ospita poi periodicamente programmi di addestramento e cooperazione multinazionale. Da quando gli Stati Uniti hanno designato il regno saudita come «major non-Nato Ally», principale alleato non-Nato, l’aeronautica di Riad ha acquisito un forte respiro internazionale, con un accesso privilegiato anche all’acquisto di sistemi d’arma avanzatissimi: proprio ieri Washington ha autorizzato la vendita dei caccia di quinta generazione F-35 Lightning II al Paese sempre più in mezzo a una tenaglia, tra l’Iran e le milizie filo Teheran in Iraq da un lato e gli Houthi dall’altro. 

La presenza

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