di Aurora Dozio
Per la prima volta «Monster», la serie di Netflix dedicata ai killer più spietati della storia americana, è dedicata una donna
Un uomo è steso sul divano: sembra che dorma, ma schizzi di sangue imbrattano ogni cosa attorno a lui. Qualcuno lo ha ucciso con diciotto colpi d’ascia mentre schiacciava un riposino in soggiorno. Si chiama – si chiamava – Andrew Borden ed è uno dei residenti più facoltosi della zona grazie a proprietà terriere, banche e fattorie. Anche la sua seconda moglie Abby Durfee Gray è morta, al piano di sopra: è stata sfregiata da 13 colpi un’ora e mezza prima di lui.
La storia di questi due omicidi, e della presunta autrice, è al centro di Monster: The Lizzie Borden Story, la quarta stagione della serie antologica creata da Ryan Murphy e Ian Brennan (su Netflix dal 17 settembre).
Il veleno e l’abito incendiato
È la mattina del 4 agosto 1892 a Fall River, una città industriale del Massachusetts affacciata sull’oceano. Fuori dalla porta d’ingresso color petrolio di casa Borden passano cavalli e carrozze come ogni giorno. Nessuno sembra essersi accorto di nulla.
Nell’abitazione, oltre alle due vittime, ci sono




