
Prima scelta al draft ’95, una discreta carriera Nba rovinata dagli accordi illegali con Minnesota per aggirare il tetto salariale, poi la bancarotta per le spese eccessive e due divorzi. “Non sapevo dovessi pagare le tasse”, disse
Mario Rossi. Senza offendere nessuno non sono esattamente un nome e un cognome che ti restano impressi. L’equivalente negli Usa è Joe Smith. Eppure sono in tanti nel mondo Nba, specialmente a Minneapolis, a ricordarsi di lui. Non perché abbia scritto pagine straordinarie nella storia dei Wolves, ma per i danni che ha causato. Non tutti colpa sua, per carità, c’è una bella fetta di responsabilità della dirigenza. Fatto sta che il binomio ha segnato in negativo per anni i Timberwolves e in buona parte anche la carriera di Joe.




