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“Avrei guadagnato di più in Germania, scelsi il Benfica col cuore”: la storia d’amore tra Amorim e le Aquile

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Il tecnico del Milan contro il club in cui è cresciuto e ha vinto (parecchio). La tifoseria l’ha sempre stimato, ma i guai fisici non gli hanno permesso continuità. Eppure contro la squadra che ora allena sfiorò un gol da 40 metri…

Lo United ad agosto, il Benfica a settembre. Nel giro di un mese Ruben Amorim si è ritrovato contro il suo passato più recente, assolutamente dimenticabile, e quello che l’ha svezzato. Emozioni inevitabili. Sulla sponda rossa di Lisbona il tecnico portoghese è cresciuto, si è rivelato, ha vinto (pure parecchio: dodici titoli spalmati su sei stagioni e mezzo, ovvero 154 presenze), anche se non è stato un idillio infinito. A referto restano anche rapporti complicati con qualche allenatore – si sa, Ruben è uno di carattere – e soprattutto alcuni guai fisici importanti.

modello di calcio—  

Carattere, ma anche un cervello in perenne movimento. Una volta si definì “un giocatore dannoso” perché “in campo penso troppo”. Prime avvisaglie, probabilmente, della strada che avrebbe imboccato una volta smesso di giocare, cosa che avvenne presto (aveva solo 32 anni). Per lui il Benfica era, così come il Milan, la squadra di riferimento del Ruben ragazzino. Il club dei sogni,

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