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AI, la «profezia» di Kissinger sull’urgenza del disarmo: tutto quello che capì prima di morire

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Il Grande Vecchio della geopolitica del Novecento aveva capito qualcosa dell’intelligenza artificiale: come un’arma di distruzione di massa, esige un grande accordo tra le superpotenze per evitare il peggio. 

Fu una delle «profezie» che ci lasciò in eredità Henry Kissinger, ormai sulla soglia dei cento anni, poco prima di morire. Lui che aveva gestito le trattative con Mosca sugli arsenali nucleari, e il disgelo Nixon-Mao, negli ultimi anni della sua vita aveva scritto un saggio con l’ex capo di Google, sui rischi dell’AI in campo bellico e non solo. Lo ricorda un grande storico britannico che è stato amico e biografo di Kissinger, il docente di Harvard e Stanford Niall Ferguson.

Prima di arrivare a Kissinger e alle sue proposte lungimiranti, Ferguson in un saggio su The Free Press passa in rassegna gli ultimi sviluppi del «grande panico da AI», senza minimizzare le ragioni di vero allarme, ma senza abbracciare ingenuamente tutti gli scenari di Apocalisse, alcuni dei quali hanno motivazioni ambigue

C’è una regola non scritta della politica contemporanea: nel momento esatto in cui un argomento diventa oggetto di conversazione universale, la probabilità che su quell’argomento si prendano decisioni razionali crolla a zero. È quanto sta accadendo

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