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AI, perché dietro gli allarmi c’è la competizione con la Cina: secondo gli Usa sta «distillando» i modelli delle aziende americane rubando miliardi di «token»

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di Riccardo Luna

Un rapporto dei servizi Usa sostiene che dal 2024 i principali laboratori cinesi abbiano interrogato milioni di volte i costosissimi modelli di AI americani estraendo miliardi di token di risposte poi usate per addestrare i propri

Di questi tempi quando in Silicon Valley lanciano un allarme, invece di guardare il dito dell’etica (e del rischio di estinzione dell’umanità), occorre guardare alla Luna. Cioè alla Cina. E alla competizione tecnologica con gli Stati Uniti. Il primo a farlo è stato lo stesso Donald Trump. È andata così. C’era stato l’appello — improvviso ma non inatteso — a rallentare lo sviluppo dei modelli di frontiera dell’intelligenza artificiale da parte di Dario Amodei (Anthropic), Sam Altman (OpenAI) ed Elon Musk (xAI). 

Il presidente degli Stati Uniti ha replicato: «Siamo i leader rispetto alla Cina e, francamente, voglio che continuiamo ad esserlo, perché chi vince nell’AI vince tutto». 

Era domenica scorsa: negli stessi minuti la Cbs trasmetteva un’intervista a Dario Amodei in cui diceva: «La Cina è il dilemma più difficile… Se non ci trovassimo in questa situazione potremmo prenderci molto più tempo». Tradotto: non è colpa nostra, è la geopolitica che ci ha costretto a

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