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Liliana Cavani, 100 «Traviate» alla Scala: «Fu il mio debutto lirico, l’opera parla alle donne di oggi»

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di Giuseppina Manin

Dodici recite già esaurite della centesima edizione del capolavoro verdiano firmato dalla regista di Carpi

MILANO La sfida di Violetta ebbe inizio in alto mare. Notte d’estate 1989, un motoscafo diretto a Capri si scontra con un altro natante. A bordo Riccardo Muti, la moglie Cristina e Liliana Cavani, tutti di ritorno all’isola dopo una festa in costiera.

«Per fortuna nessuno si fece male, ma in attesa di ripartire, tra una chiacchiera e l’altra, Riccardo, che la stagione dopo avrebbe diretto Traviata alla Scala, mi chiese se mi sarebbe piaciuto fare io la regia» ricorda ancora con filo di stupore nella voce Liliana Cavani, all’epoca reduce dal suo Francesco ribelle e con alle spalle film intensi e provocatori come I Cannibali, Portiere di notte, La pelle. Presa di contropiede, travolta dall’insolita proposta nell’azzurro mare d’agosto, la regista disse sì.

«A ripensarci, un vero salto nel vuoto — considera oggi con la vitalissima ironia dei suoi 93 anni —. La mia prima prova lirica, per di più alla Scala e con un’opera che non conoscevo, il capolavoro di Verdi, vista una sola volta da ragazzina a Carpi, il mio paese. Mai e poi

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