
La Rubrica – Spunti di Mercato
La teoria dice che l’investitore obbligazionario dovrebbe per prima cosa assicurarsi di prestare dei soldi a un debitore solvente, che alla scadenza dell’obbligazione gli renda il capitale. Infatti, se incappa in un caso opposto (default dell’emittente) rischia di intaccare anni se non decenni di performance positive con una sola operazione.
Naturalmente esiste la diversificazione, esistono vari ordini di merito creditizio (21 per tutte e tre principali agenzie di rating), i default normalmente non sono totali e si recupera una parte del valore, eccetera, ma rimane il principio che solo i debitori AAA hanno una media di default nella storia pari a zero su un orizzonte temporale di 10 anni. Per fare un raffronto la categoria BBB, l’ultima dell’investment grade, raggiunge un tasso di default medio del 3% circa sullo stesso orizzonte decennale.
In un mondo sempre più zeppo di debito (180tr lato governi e 100tr lato aziende) mi sono chiesto quanti emittenti AAA esistevano ancora. La risposta è chiara: pochi. E allora elenchiamoli:
➢ Lato governativi nove stati di cui sette europei (Danimarca, Germania, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Svezia, Svizzera) e due dall’est del mondo (Australia e Singapore) su 195 paesi ufficialmente censiti.
➢ Lato altri emittenti “sovrani” l’Unione Europea che avendo




