
Succede quasi sempre allo stesso modo. Le gambe girano, il ritmo è quello previsto, la respirazione è sotto controllo. Poi, di colpo, qualcosa si spegne. Le falcate si accorciano, la testa si annebbia, ogni chilometro costa il doppio del precedente. I runner lo chiamano “muro”, e chi lo ha incontrato una volta tende a raccontarlo come un cedimento della propria forza di volontà. Nella maggior parte dei casi non lo è: è un problema di “carburante” finito.




