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Arretratezze italiane e competitività. Sulla tecnologia le imprese facciano da sole

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Il nostro Paese non sta rispondendo con celerità alla rivoluzione dell’Ai. Attendere che sia lo Stato, o il governo o il pubblico a muoversi è un atteggiamento miope

Quante intelligenze artificiali esistono? E dietro quell’ambigua definizione, quante tecnologie diverse vengono comprese? Secondo una celebre, quanto divertente definizione di Douglas Hofstadter, autore di Gòdel, Escher, Bach. Un’eterna ghirlanda brillante, «L’intelligenza artificiale è tutto ciò che non è stato ancora fatto». Divertente quanto confortante per un Paese come il nostro che sembra rispondere non con la dovuta celerità a questa che comunque la si veda è una rivoluzione. Una delle conseguenze, già evidente, è quella della modifica graduale del rapporto tra aziende e clienti. Pensiamo al primo approccio di un consumatore, di un fornitore, di un’impresa a un prodotto o a un’altra azienda. Accendere il computer o ancora più facilmente prendere il telefonino e fare una ricerca su Internet sarà il passo iniziale. Questo semplice processo è stato già ampiamente modificato dall’Ai. Soltanto lo 0,63% di chi fa una ricerca sul motore di ricerca più diffuso, Google, clicca su un risultato che appare sulla seconda pagina (dati Blacklinko). Ma da quando è attiva la ricerca con Ai, vale a dire dal marzo

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