di Pietro Bruni
Compaiono puntualmente con il cambio delle condizioni di luce che segna il passaggio dall’estate all’autunno. Non sono pericolose, ma a nessuno piace averle come coinquiline. Ecco come evitare che lo diventino
«Settembre, andiamo. È tempo di migrare», scriveva D’Annunzio pensando ai pastori d’Abruzzo. Le cimici asiatiche, che probabilmente hanno poca dimestichezza con la poesia, sembrano però prendere l’invito molto sul serio. Con settembre le giornate si accorciano, le sere perdono lentamente il calore dell’estate e questi insetti cominciano a lasciare le piante per cercare un luogo riparato in cui trascorrere l’inverno.
È soprattutto il cambiamento della luce a dare il via a questo spostamento. Gli adulti rallentano l’attività riproduttiva e si preparano allo svernamento; le nostre case, piene di piccoli interstizi asciutti e protetti, finiscono per assomigliare molto ai rifugi che cercherebbero in natura.
Per noi settembre arriva con la città che torna a riempirsi, le ombre che si allungano sulla strada e una luce che cade obliqua, attraversa più cielo e perde l’abbagliante ferocia dell’estate, restituendo all’aria una densità luminosa che il sole alto di agosto cancellava.
Per le cimici asiatiche, invece, gli stessi giorni significano soprattutto una cosa: è tempo di




