
di Giovanni Bianconi
I partiti intanto trattano per l’elezione delle componenti laiche, tra cui il vicepresidente
Scacciato lo spettro del sorteggio previsto dalla riforma costituzionale abortita, giudici e pubblici ministeri d’Italia si apprestano ad eleggere il prossimo Consiglio superiore della magistratura. L’appuntamento è fissato per il 25 e il 26 ottobre, le liste sono state depositate, le alleanze tra candidati (quelli designati dalle correnti e i cosiddetti indipendenti che possono scegliere con chi «apparentarsi») andranno definite entro il 24 settembre, ma la campagna per il voto dei venti rappresentanti togati è già entrata nel vivo. Dopodiché toccherà al Parlamento eleggere i dieci componenti laici, in una partita tutta da giocare che ha sullo sfondo la nomina del vicepresidente, chiamato a guidare il Csm in accordo con il capo dello Stato che lo presiede.
Il ritorno
Tra i giudici candidati, il nome più dirompente è quello di Cosimo Ferri, già eletto vent’anni fa — appena trentacinquenne — sotto le insegne di Magistratura indipendente, la corrente più a destra delle toghe di cui divenne leader incontrastato. Poi nel 2013 il salto in politica, come sottosegretario alla Giustizia in quota Forza Italia prima di passare, conservando l’incarico, al Pd di Matteo




