
di Ilaria Sacchettoni
Dal carbon credit al ruolo del factotum, i punti (ancora) oscuri che dovrà spiegare ai pm
Loquace almeno quanto il suo ex compagno, Natalia Potenza trasmette all’Antimafia capitolina nuovi dubbi sull’amicizia tra Lavitola e Ranucci. Nasce così l’esigenza ulteriore di chiarire e accertare. La convocazione in Procura del giornalista Rai, prevista fra fine mese e i primi di ottobre, servirà a completare il quadro e restituire un movente plausibile all’attentato. Si dovrà, in contemporanea, tracciare un confine tra verità e stratagemma. Perché mai — è la prima domanda probabile — Sigfrido Ranucci avrebbe incontrato e quasi «supportato» Valter Lavitola, cinque giorni dopo la detonazione?
Senza cellulari
L’ex «Lady Lavitola» ha riferito di un incontro tra i due in seguito al blitz, soffermandosi sulla prudenza di quel colloquio a tu per tu, nel giardinetto di casa Lavitola e senza cellulari, lasciati in cucina. Il faccendiere, in quel momento, non era ancora sotto inchiesta ma colpisce la tempistica, a ridosso dei fatti. Si allude cioè alla eventualità che il giornalista fosse stato messo a conoscenza del piano. Un aspetto che Ranucci smentisce in modo inequivocabile ma che, ragionevolmente, sarà oggetto di verifica durante l’audizione in Procura.




