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Il mondo ha più debiti che Pil: i rischi (globali) nel duello sui tassi Usa tra Bessent e Warsh

di Danilo Taino

Il decennale americano paga un rendimento vicino al 5%, ma tutti i governi scontano l’allargamento della spesa pubblica. Le manovre per «orientare» gli acquisti non funzionano. E il caro interessi arriverà nelle tasche dei cittadini…

Repressione? Repressione finanziaria? Quando nei governi inizia a circolare questa ipotesi, forse non siamo al panico ma certo è alto il livello di preoccupazione. La quale manda pessimi segnali agli investitori. Ancora di più se il governo che cerca di «orientare» con i suoi muscoli i prezzi di mercato è quello degli Stati Uniti. Il problema è quello del debito pubblico globale, ormai arrivato a superare il cento per cento del Pil del mondo. Nei giorni scorsi, i tassi d’interesse di mercato sono saliti in tutte le maggiori economie occidentali. Ciò che succede a Washington, però, non è solo ovviamente importante: racconta che il marchio di Donald Trump, la confusione, sembra riverberare anche nella gestione delle finanze. Al G20 dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali che si è tenuto la settimana scorsa nella Carolina del Nord, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha sottolineato che «il mondo è inondato di debito» ma poi ha condotto la

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