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Il secondo fronte aperto nel Mar Rosso, le fazioni sciite alleate di Teheran e le monarchie del Golfo: le domande della crisi

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di Guido Olimpio

L’attacco Houthi alle pipeline saudite mette in crisi il sistema di trasposrto del petrolio di tutto il Medio Oriente. E per ora Trump resta alla finestra

Chi ha lanciato attacco alla pipeline saudita?
I sospetti si concentrano su fazioni sciite alleate di Teheran. Avevano già colpito in passato Arabia usando dei droni, azioni che hanno rinforzato esperienza e tattiche. Le milizie rappresentano uno stato nello stato. I tentativi di disarmo promossi da Bagdad incontrano ostacoli e trucchi per evitarlo. I combattenti servono anche agli interessi di Teheran: in estate i pasdaran hanno creato una serie di cellule autonome, sganciate dalle organizzazioni, proprio per condurre missioni specifiche e agili. Nuclei per distanziarsi, almeno a livello formale, dai vertici.

Quali sono le conseguenze?
È l’apertura di un secondo fronte per incalzare i sauditi, difficile pensare che dietro non ci sia la regia iraniana. Riad è costretta a difendersi su ogni confine e i suoi sistemi bellici – costosi – sono serviti a poco. L’attacco incide pesantemente sull’export di petrolio in quanto coinvolge la rotta alternativa attraverso Yanbu (Mar Rosso) e dimostra come nessuna via è sicura. In questi mesi, i paesi della regione hanno cercato soluzioni diverse, compreso

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